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CONTESTO SOCIO-AMBIENTALE

MONTI

Monti è situato a 300 m s.l.m., sorge sulle pendici delle propaggini settentrionali dei Monti di Alà, sul bordo meridionale di una fossa di sprofondamento che separa proprio i Monti di Alà dal massiccio del Limbara.
A Nord, Nord — Ovest si apre la visuale sulla piana o “solco di Monti” dove si incontrano forme appiattite e leggere ondulazioni che si alternano variamente dando, nell’insieme, un aspetto collinare.
A Sud e a Sud — Est si sale rapidamente di quota con punte di 600 — 700 m; questa zona, che costituisce la maggior parte del territorio del Comune, è caratterizzata da forme più aspre e variamente modellate, con guglie e strutture turriformi: Punta Romasinu, Monte de Sa Rughe, Punta d’Ozastrolu, Monte Nieddu, Monte Olia che con i suoi 811 m rappresenta il rilievo più elevato del territorio.

 
Il reticolo idrografico si è impostato su questo intreccio di fratture evidenziate, talora, da brusche variazioni di direzioni dell’alveo, ad angolo retto e acuto.
Il suo territorio è ricco di boschi di sughere e lecci anche se, procedendo verso Nord, Nord — Est, questi sono interrotti da vigneti; mentre verso Sud i boschi s’infittiscono arricchendosi di un intricato sottobosco formato da corbezzolo, lentischio, erica, cisto, fillirea e mirto
Quasi ovunque è visibile l’opera dell’uomo che ha profondamente modificato l’ambiente circostante, introducendo soprattutto nelle aree più fertili numerose coltivazioni, prevalentemente vigneti, e creando nuovi pascoli per il bestiame.
La fauna è rappresentata in quasi tutte le specie: trote e anguille autoctone, anche se limitatissime nel numero; tra le varie specie di tartarughe vi è la “testuggine marginata”, varietà rara, è la specie più grande d’Europa presente solo in Gallura (Monti) ed in Grecia. Numerose le specie di uccelli che solcano i cieli di Monti: gheppio, poiana, aquila reale, civetta, barbagianni, ecc., tra i corvi il raro corvo imperiale.

Monti, per la sua posizione geografica fu da sempre luogo di traffico/passaggio di genti, abitato fin dal Neolitico, conserva un discreto patrimonio archeologico, non completamente censito, mal conservato e in gran parte distrutto. Vengono citati, in rari testi, una decina di Nuraghi, notizie certe si hanno su: Concanu Calvu (Nuraghe Logu), Pertuncas, Taerra, San Michele, Binzalvinu, Sa Cobelciada. Sepolture dolmeniche sono state ritrovate a Taerra, con menhir, e due presso il Nuraghe Logu.
Sul Rio Scorraboe si è rinvenuto il cippo che delimitava il confine del territorio dei Balari (popolazione autoctona) e il territorio occupato dai Romani.
Sono presenti Tafoni a Monte Fulcadu e in regione Su Canale.
A Monti, sito importante per i Romani, vi era l’incrocio delle due strade principali. La Karalis — Olbia e quella che da Tibula, dopo aver toccato Gemelle, superando il Limbara passava per Monti, risaliva i monti di Alà verso Caput Tyrsi e attraverso la Barbagia raggiungeva Karalis; l’incrocio era probabilmente nei pressi di Nuraghe Logu.
Ai Romani succedettero Vandali e Bizantini (456 — 827), sono scarse le notizie/fonti su Monti e su tutto il territorio nel periodo dell’alto e basso Medioevo, è certo che Monti abbia seguito l’evolversi della realtà Giudicale della Sardegna. Unico documento del periodo, conservato nell’archivio parrocchiale di Monti, è la pergamena della consacrazione della chiesa di San Paolo Eremita del 31 luglio 1348; tale chiesa ubicata nella valle in cui scorrono il rio San Paolo ed il rio Palasole, conserva un ambiente quasi incontaminato ricco di boschi di lecci e sughere con vasti spazi di macchia tra cisti, lentischi ed erica
Con l’infeudazione della Sardegna a Giacomo II d’Aragona questa rimarrà feudo spagnolo per quattro secoli; suddivisa in feudi, affidati ad elementi spagnoli, la Sardegna perse tutte le autonomie comunali, anche Monti diviene un feudo abolito nel 1836 con l’abolizione del sistema feudale. Nel 1734 viene consacrata la nuova chiesa parrocchiale (la pietra di consacrazione conservata nella cripta della parrocchia di Monti) di cui rimane attualmente il campanile.
Come tutti i paesi della Sardegna, anche Monti conobbe una fase di spopolamento dal XVI al XVIII secolo, ma dalla metà dell’ottocento iniziò un periodo di crescita graduale, dai 715 abitanti del 1845 si arrivò ai 2236 del 1931. Attualmente Monti ha una popolazione di 2502 abitanti, su un territorio di 123,44 Kmq, parte della sua popolazione è distribuita nelle varie frazioni o località, quella più numerosa è quella di Su Canale con circa 430 abitanti, nella quale è presente la scuola primaria. Le altre, più o meno abitate, sono: Zuighe, Sos Rueddos, La Stazione, Pedru Nieddu, Su Cumeru, Sa Cialda e Sos Laccheddos. L’economia è prevalentemente agro-pastorale, allevamento di bovini e ovini, coltivazione di vigneti dai quali si ricava il “mitico” Vermentino di Gallura D.O.C.G.; a queste attività si affiancano le iniziative di piccoli imprenditori ma, parte della popolazione trova tuttora occupazione nei settori secondario e terziario di Olbia.

CONTESTO SOCIO-AMBIENTALE

TELTI

Il piccolo centro storico si sviluppa attorno alla piazza Duomo, dove il colore del granito locale e dei vari murales, anima il quartiere nelle sue abitazioni e nella chiesa di S. Vittoria. Il cuore del paese è qua, da questo punto fondamentale ha preso forma Telti sviluppando il nucleo abitativo attorno all’edificio sacro. In passato, oltre a S. Vittoria, edificata nel secolo scorso in stile settecentesco, esisteva anche la chiesa di S. Anatolia risalente al XVIII secolo. Entrambe le chiese nacquero come riferimenti religiosi per la popolazione di Tempio e dei paesi limitrofi che si riuniva in segno di devozione per le feste campestri. Una delle campane racchiuse nel campanile della chiesa di S. Vittoria rappresenta una testimonianza di fede, essendo stata offerta, insieme ad un’altra andata dispersa, a S. Anatolia. 

Proseguendo nella vicina via Duomo, una scritta su ginepro rivela il “Museo dello Stazzo” che, proponendosi come riferimento culturale per il territorio, documenta la realtà dell’insediamento, con oggetti e suppellettili provenienti da tutta la Gallura. Gli ambienti interni ricreano, nel rispetto della tradizione, gli spazi abitativi fondamentali e originari dello stazzo per raccontare la quotidianità di un tempo; invece, nel cortile, trovano sistemazione gli attrezzi legati al lavoro della terra e all’allevamento. Ogni campagna ha un nome che racconta la sua storia: Aratena, Baddarana, Andrieddu, Lu Monti Incappiddatu, Monte Pinu, Sa Raina. L’agro di Telti è un susseguirsi di colline dove si stagliano, imponenti e curiose, le forme delle rocce granitiche tra sentieri che attraversano boschi di lecci, sughere e ginepri. Addentrandosi nella vegetazione si scoprono sorgenti quali l’Istincheddu, Cantareddu, San Bachisio e torrenti popolati da trote, tinche e anguille. Sparse tra le campagne compaiono casette intonacate di bianco con tetto rosso a doppio spiovente: gli stazzi, tipiche dimore rurali galluresi originatesi nel XVIII secolo che rappresentano splendidi esempi di cellule autarchiche in cui il contadino pastore riuscì ad integrare con successo economia agricola e allevamento producendo una gran quantità di beni.
Ancora oggi prevale un’economia sostanzialmente agro-pastorale cui si affianca l’attività di alcuni commercianti e di qualche piccolo imprenditore. Parte della popolazione trova occupazione nel settore secondario e terziario di Olbia, anche se stanno sorgendo piccoli insediamenti di tipo industriale, per la lavorazione di risorse locali, come granito, sughero, legname, ecc.. Altra fonte di reddito è rappresentata dal lavoro stagionale e/o periodico.

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